Anche le donne scrivono. No,non mi sono ancora rincretinito. Non sto dicendo nulla di banale nè di assurdo. Semplicemente mi chiedevo perchè molti lettori non avessero mai letto libri di scrittrici,rilegandosi alla conoscenza di soli artisti di sesso maschile. E’ risaputo che le donne abbiano una maggiore sensibilità rispetto agli uomini,oltre ad essere propense all’ordine ed alla precisione. Hanno quindi tutte le capacità innate per essere delle buone scrittrici,forse. La storia della letteratura è stata fatta da uomini? Non so se sia giusto metterla su questo piano,ma è certo che esiste un buon numero di scrittrici che in quanto a sensibilità,tecnica e capacità artistica non hanno nulla da invidiare a mostri sacri come Eliot e Shakespeare.Volete dei nomi? Il disturbato genio artistico di Sylvia Plath,la “poetessa imprigionata in un corpo di donna” Virginia Woolf,il tagliente premio Nobel Wisława Szymborska. Anche in Italia abbiamo/abbiamo avuto valide scrittrici,poetesse,letterate : da Elsa Morante a Margaret Mazzantini passando per Alda Merini. Le donne si sono impossessate anche del Fantasy in Italia : a partire dalla discussa Licia Troisi tradotta in mezza Europa fino ad una delle mie scrittrici preferite, Cecilia Randall. E’ risaputo che fino ad un certo periodo storico alle donne era vietato scrivere,molte erano analfabete,e nessuna sognava neanche di pubblicare un libro. Eppure si sono sempre battute,a partire dalla sopracitata Virginia Woolf,creando un proprio comparto letterario,tanto valido quanto quello maschile. Permettetemi di fare una piccola citazione anche al mondo indie della letteratura. Infatti in Italia le produzioni indipendenti stanno iniziando a prendere piede,facendosi spazio tra le varie multinazionali,ma mi sento di citare un solo nome tra le scrittrici indie : l’italiana,gotica,alternativa,efferata Vera Q.,della quale sto leggendo l’ultima fatica,che vi consiglio: L’Altro. Dopo questo mio noioso preambolo nel quale ho cercato di tessere i meriti del gentil sesso,vi riporto una storia di un’artista italiana che ha scelto Damned Art per esporsi (in parte) al pubblico. Il suo nome d’arte è Esmeralda,e mi ha confessato che con questa sua creazione voleva mostrarci qualcosa di disturbante. Delle parole in grado di pizzicarci le budella,di lasciarci con un sapore aspro e amaro sulle labbra a fine lettura. Secondo me,l’esperimento è pienamente riuscito.

Esmeralda


Ognuno ha quel che si merita.

Correva, cadeva e produceva lo stesso suono dell’acqua. Ossarvavo e pensavo all’acqua. Il mio riflesso, le mie lacrime. Perché la gente agisce e poi si pente? Io proprio non lo capisco. Io proprio non ero pentita.
Dalla cucina un odore di ammoniaca, i biscotti erano pronti. Rimasi a terra e chiusi gli occhi, quell’odore mi riportava ad Alburni, in Cilento. Il cinguettio degli uccelli, la tavola sempre imbandita, le corse nei campi, la mia altalena. La mamma era solita portare i capelli legati, aveva i capillari delle braccia perennemente rotti, qualcuno pensava fosse perché era sempre in cucina ad impastare e sfornare. Qualcuno lo pensava perché non le aveva mai visto le gambe.
Alburni , odore di terra, odore di sangue, la cinghia che batte contro la pelle, donne che urlano, bambine che pregano; le giornate al mulino, un pastore tedesco, un ciliegio, una fune, un cappio, papà. Aveva la faccia sempre sporca di terra quell’uomo , le mani nere, le mani di chi con la terra ci fa l’amore. La terra è un’ottima amante perché ti consuma, ti strema, porta via il fisico, la salute, porta via la mente. La terra è un’amante persuasiva, passionale. La terra t’inganna, riconduce l’uomo allo stato primordiale,al più putrido e ripugnante degli animali, anestetizza ogni sentimento in lui, stupra la sua ragione e il suo intelletto e dopo cinquant’anni a lavorare la terra, mio padre era diventato un verme.
Alburni. La mamma in ginocchio. La mamma che grida. Un colpo di cinghia. La mamma che piange. Un colpo di cinghia.
Quell’odore di ammoniaca mi riportava a quei tempi, ad Alburni, alle mie preghiere perché la smettesse. Io lo pregavo tutti i giorni il Padre Eterno, ma nulla. Ognuno ha quel che si merita ed era quello ciò che spettava a me.
Era passato. L’odore dell’ammoniaca andava sfumando, cominciava pian piano a saper di bruciato. Non mi alzai. Se avessi aperto il forno avrei macchiato ovunque. Mi rilassava il rumore delle gocce di sangue che battevano contro la lama del coltello. Non era mai stato così bello il mio volto riflesso.
Perché la gente agisce e poi si pente? Io proprio non lo capisco. Io proprio non ero pentita.
Che brava mamma che ero stata . Chissà se loro lo avevano mai pregato il Padre Eterno. Fa nulla dicevo, ognuno ha quel che si merita e io proprio non ero pentita.

Esmeralda

Salve. Sì,avevo detto che non mi avreste più visto su Damned Art. Infatti non mi vedrete,forse. Ma ci sono autori validi (a differenza mia) che sono ancora fortemente vogliosi di divulgare i propri deliri. Ed hanno trovato in Damned Art un modo valido per farlo. Quanto siete in paranoia per gli Esami di Stato? Quanti stati di Facebook avete letto riguardo il temutissimo Esame di Maturità? E’ stato il tema principale dell’ultimo mese ed oggi il nostro Andrea De Remigis ci dà la sua versione degli Esami. E sarà totalmente diversa da ciò che vi aspettate,stronzi. Buona lettura.

Cronache

Cronache di una guerra già vinta.

Ho sempre disprezzato il sistema scolastico italiano. Non vedo come delle persone frustate ed incompetenti possano giudicare dei ragazzi nel peggior periodo della loro vita. Non fraintendente, non condivido nessuna delle vostre ansie e paure. Anzi, per me gli studenti -con il passare delle generazioni- si sono rammolliti.Sono 5+3+5, asilo escluso, anni che vi tengono prigionieri di una routine inutile e psicologicamente massacrante e voi cosa fate? La rendete ulteriormente un’agonia lasciandovi lobotomizzare da insulsi professori. Non è così che ci si prepara ad una guerra. Perchè è così che dovete prenderla. Una guerra per la libertà.Ricordo di essermi presentato al primo scritto con 17 crediti, non saprei dirvi neanche se è tanto o poco. Non ricordo quale fosse il massimo. Ma tanto l’unica cosa che pensai fu: “Sessanta meno diciassette porta quarantatrè. Quarantatrè diviso tre scritti e un’orale sono poco più di dieci punti a prova.” Il mio ragionamento finì così, perchè sapevo che tanto all’orale potevo prendere trenta su trenta senza grossi patemi, quindi il primo giorno ero davvero tranquillo e rilassato. Avevo dormito appena tre ore, ma per altri motivi, non certo per l’ansia. Tranquillo camminai tra i banchi alla ricerca del mio posto. Nel passare tra i presenti un’amica allungò la mano per strizzarmi il pacco. Era il suo segnale per augurarmi buona fortuna, ma a me venne solo voglia di caricarla e portarla al cesso. Dovevo -per gli ultimi 4 giorni- contenermi. Una volta seduto aspettai la consegna delle prove. La prima traccia di Italiano era sull’autore, Italo Svevo, con la comprensione di un brano tratto da “La coscenza di Zeno”. Neanche lessi le altre. Era uno degli ultimo autori studiati nel programma, lo ricordavo bene, e inoltre quel libro lo avevo letto sei o sette volte. In meno di un’ora avevo finito. Neanche lo rilessi. Passai la brutta copia dietro, in caso a qualcuno fosse servita e mi alzai per consegnare. Mi pare che era stato stabilito un tempo minimo prima di poter riconsegnare ed io non ci rientravo di pochi minuti. Ma il prof di Italiano era interno, era prassi che io fossi il primo a riconsegnare i compiti e in tutta tranquillità mi mandò via.Venni a sapere, il giorno del secondo scritto, che avevo preso 14 alla prima prova. Che immensa sega. 14+17=31. Con un bel trenta all’orale ero già fuori. “Non ti ho messo quindici perchè poteva destare sospetti un voto massimo ad Italiano, ma quattordici te lo sei comunque meritato”. Queste furono, all’incirca, le parole del mio professore. “Non si preoccupi, mi sarei accontentato di undici.” Risposi io, ridendo. “Perchè undici?” mi riprese lui, non capendo le mie tattiche. “Per evitare il calcio nel culo.” Risposi io, alludendo al famoso ritornello starnazzato dagli studenti delle nostre parti. Cinquantanove, due pezze ed un calcio nel culo. Come seconda prova avevamo biochimica, e ne eravamo tutti consapevoli. Sei argomenti, sceglietene due e cercate di unirli in un unico tema. Questa era la consegna della seconda prova. Per uno studente come me poteva tranquillamente rivelarsi una mattonata nelle palle. Stavolta mi presentai riposatissimo, avevo dormito circa dieci ore quel giorno. Purtroppo, però, io sei argomenti non li conoscevo neanche mettendo insieme tutte le materie. Un po’ di culo mi aiutò. Nei sei argomenti ne trovai uno che sapevo praticamente a memoria. Mentre un altro era stato inserito in quanto ritenevano che -anche se fuori programma- fosse un argomento da conoscere. Decisi di unire quei due argomenti, gli unici che conoscevo. Neanche ricopiai il tutto in bella copia, tanto non c’erano cancellature ed avevo già scritto in modo leggibile. Decisi di consegnare non appena il tempo utile fosse stato raggiunto. In pratica mi toccò grattarmi la pancia e fantasticare sulle tette della mia amica per quasi un’ora. Poi me ne andai.Il giorno della terza prova mi presentai in costume. Mi ero messo d’accordo con la mia amica di andare al mare non appena la terza prova fosse finita. Otto era il punteggio della seconda prova. Il che mi portava ad un totale di 39. Un po’ più di dieci nelle due prove rimanenti, i miei conti erano stati perfetti. Quel giorno però non avevo voglia di fare niente. Perchè io ero così, se non avevo voglia potevano fare le pozze con il culo, non avevo voglia. Decisi, giacchè dovevo aspettare comunque la mia amica, di aiutare i più bisognosi facendoli copiare. Un compito decisamente inadeguato a me, che quel giorno avevo davanti le materie dove andavo peggio. Filosofia, sotto lo zero. Matematica, quella bagascia. Inglese, lo dici a tua sorella. E Microbiologia, dove andavo bene. Il mio compito rimase quasi bianco per tutta la prima ora della terza prova, mentre tutti i bigliettini che mi passavano venivano sapientemente distribuiti ai miei compagni. Alcuni li ricopiavo su altri bigliettini, così da accontentare più di un amico per volta. In tutto ciò il mio foglio rimaneva bianco, perchè come ho detto, non avevo voglia. Dopo un’oretta e mezza mi accorsi che la mia amica stava per consegnare. In fretta e furia riempii le poche righe di Microbiologia. Risposi alle domande di inglese cercando di ricordare cosa avevo letto nei bigliettini e scrissi a caso le risposte alle domande di filosofia, giusto per non lasciarle bianche e far vedere che in italiano ci sapevo scrivere. Matematica lasciai tutto bianco. Mi dissero che il punteggio più basso era mio. Ben tre punti. Avevo passato molto tempo ad aiutare gli altri con le loro tesine. Tutte fantastiche presentazioni di Power Point, tranne la mia. Mi ritrovai a tre giorni dall’orale a doverla ancora iniziare. In ben tre mezze giornate misi insieme il mio piano d’attacco. Non era una tesina, ma un’invidiabile strategia per indirizzare tutti i professori a farmi domande a cui sapevo rispondere. Tralasciando gli interni, che ci avevano già avvisato sulle loro domande. Il giorno dell’orale io sarei stato il penultimo del primo giorno. Senza una sola ombra di ansia o nervosismo mi piazzai fuori la porta della stanza designata all’esame. Attendevo il mio turno, allo stesso modo di come si aspetta il proprio turno alle poste. Incazzato per la lunga attesa e speranzoso di finire presto. 42. Questo era il mio numero. Un misero 18 e sarei evaso. Ero tranquillo, la mia tesina ne valeva il doppio da sola. Quando venne il mio turno l’aula si riempì più del dovuto. Non sono il tipo da intimidirmi se del pubblico mi ascolta, così come non mi cambiava nulla se fossi rimasto da solo con i miei aguzzini. Per curiosità mi voltai a vedere i presenti. Sorrisi nel notare che non c’era nessuno che mi risultava antipatico. Qualche amico di altre scuole. I miei amici che per anni avevo aiutato e che ora volevano solo divertirsi nel vedere l’attimo in cui il loro compagno si sarebbe liberato da quelle catene. Anche la mia amica c’era. La persona che mi aiutò ad arrivare psicologicamente integro a quell’esame. Non fosse stato per lei neanche lo avrei fatto. Avevo il cuore a pezzi, esploso in tanti minuscoli brandelli da circa sette mesi. Eppure lei, senza che io chiedessi nulla, si era presa la briga di raccogliere ogni brandello e riattaccarlo agli altri. E lo fece tutti i giorni di quei sette mesi, anche quando non me lo meritavo. Anche quando le chiedevo di lasciar perdere, anche quando scopavamo lei era ancora lì ad attaccar brandelli. Le sorrisi quasi in automatico, mentre nella mia mente sporche immagini di sesso selvaggio si palesavano. “Può iniziare quando vuole.” Le parole del presidente di commissione mi riportarono alla realtà. Non ero lì per del bellissimo sesso. Io dovevo evadere, cazzo. Tornai, o forse per la prima volta diventai, serio. Misi il cd con la presentazione nel pc ed iniziai la mia trionfale cavalcata. Uno straccio di 18 non poteva intimorirmi all’ultimo orale della mia vita. La mia tesina era brillante, coinvolgente, ma comunque breve e leggera. Potei snocciolarla in lungo ed in largo. La mia dialettica, i gesti, la gestione delle pause. Era tutto architettato per portare quei polli nella mia rete. Finita la tesina iniziai il giro delle domande con un percorso da loro stabilito. Microbiologia, interna, mi aveva già informato sulle domande che mi avrebbe fatto. Biochimica, esterna, da brava polla si lasciò guidare dalla tesina. Su quattro domande risposi alle prime tre in maniera impeccabile. La quarta non l’avevo mai sentita, ma dai commenti che mi fece capii che l’avevo fortunatamente azzeccata. Il presidente di commissione insegnava chimica nella vita. E lo venni a sapere in quel momento, in cui ci presentammo per la prima volta. Poverino. Insegnava l’unica materia in cui ero davvero bravo. Ma non bravo per via dello studio o dell’applicazione. Lui insegnava la “mia” materia. Mi sentivo imbattibile, ed infatti lo lasciai a bocca aperta per la qualità delle risposte. “Impeccabile” questo è il termine esatto che usò. Affianco a lui Matematica. Avevo lasciato le sue tre domande in bianco e non la prese bene. Le spiegai -si, era una lei- che non ero bravo in quella materia e soprattutto in quinto non avevo seguito un cazzo. Ma lo dissi proprio apertamente, prima ancora che mi facesse delle domande. Decise di farmi disegnare un grafico cartesiano e farmi domande di logica base. Pffff!! Demolita. Inglese era interna, sapevo cosa mi avrebbe chiesto ma -volutamente- non studiai. Risposi in un’inglese scandaloso, vergognoso, più basso del livello elementare. Il problema però era loro, che ne capivano molto meno di me. E la mia professoressa, essendo interna, decise di darmi tutte le risposte buone; mandandomi via in cinque minuti. Filosofia esterno non mi preoccupò. Mi ero accorto che, avendo tutti ciccato le risposte della terza prova in quella materia, le rifaceva identiche. Le avevo lette prima di entrare, le risposte esatte, e una volta dentro fu facilissimo fargli credere -con giri di parole- che quello che avevo scritto corrispondeva alla risposta esatta, scritta malissimo.Italiano era l’ultimo, era interno, e mi aveva già dato un quattordici allo scritto. Lo bruciai in men che non si dica. Salutai tutti ed uscii fuori.Non ci credevo. Ero libero. La più grande agonia della mia vita era finita.Una mano mi strinse i capelli e me li tirò. Era lei. Volevo baciarla e portarla al mare. Lei decise di trascinarmi per i capelli di nuovo dentro quella scuola. Mi lasciai guidare. Mi sentivo davvero libero, nonostante rimettere piede lì dentro non mi entusiasmasse. Ma un’ultima scopata nei cessi di quella scuola non potevo certo negarmela.

Andrea De Remigis

Salve. Siamo vivi. Almeno io lo sono. Sempre la solita testa di cazzo,ma vivo (nel senso banale del termine,tipo che mi batte il cuore ed il sangue scorre,quelle così lì). Sì,sto scrivendo e non poco. Ma ho avuto un disguido contrattuale,quindi posso pubblicare poco e niente. Ho un contratto da firmare per il mio secondo romanzo (che uscirà solo come ebook) appena questa situazione di merda verrà risolta ed ho partecipato ad una raccolta di poesie che dovrebbe vedere luce a breve. Nel frattempo,tra pochi giorni intendo parlarvi di una cosa che ha a che fare con Radioactive (per chi non lo sapesse,il mio primo romanzo. Sì,andatelo a comprare) ma anche di amplificare il concetto che ho cercato di esplicitare con Damned Art. Insomma,voglio fare un sacco di cose,ma non sono qui per parlarvi solo di questo. Oggi ho trovato un quadro mentre ascoltavo Blue Train (un cd che consiglio a chiunque) e mi è venuto in mente una sorta di monologo interiore,una storiella che non è altro che un racconto analitico scritto in dieci minuti. Spero vi piaccia,nonostante si tratti di roba da niente. Aspettate novità,perchè mi sono rotto il cazzo di rimanere fermo (vorrei anche disdire l’abbonamento a YouPorn),vi voglio bene.

Sal Vivenzio

 

KC Moore

John Coltrane e l’Analisi Stilistica di un Quadro.

Quadro reperito da KC Moore.

Quel mattino mi alzai infreddolito.Volevo restare a letto,probabilmente avrei dovuto farlo ma alcune volte mi comportavo in modo istintivo,insensato e spesso sconclusionato. Andai in cucina,Elisa aveva lasciato il suo pacco di sigarette sul tavolo. Lo aprii,ce n’erano ancora quattro. Ne sfilai una,andai ai fornelli e girai una manopola dopo averla pressata. Prima l’odore del gas,poi si palesò una fiammella. Con la sigaretta ad un angolo della bocca,mi avvicinai per accenderla. Inspirai ed espirai,facendo viaggiare il fumo grigio. Ero stanco,avevo dormito malissimo,come capitava spesso in quei giorni. Mi avevano licenziato da una settimana oramai. Non fumavo da parecchio. La caffettiera era ancora lì dalla sera prima,aprii il coperchio e notai che all’interno c’era un po’ di caffè. Lo versai in un bicchiere di plastica e lo bevvi,mentre sbuffavo nuvolette grigie. Faceva schifo,ovviamente,ma non mi interessava. Non ero così presuntuoso da pensare che qualcosa potesse andare bene nella mia vita. Spensi la sigaretta ed andai a prendere la coperta viola che avevo lasciato sul divano. Ero in mutande,sentivo il vento entrare da qualche finestra aperta. Andai in soggiorno e,come pensavo, il quadro era ancora lì. Sul giradischi nessuno aveva spostato il disco di John Coltrane,che ora però era fermo,appisolato. Non che mi dispiacesse (quel quadro),era solo troppo bello per trovarsi lì. La signora Mulligan sarebbe venuta a chiedere l’affitto dopo pochi giorni ed io non avrei potuto pagarlo. Che fine avrebbe fatto quel quadro? E che fine avrei fatto io? Feci ripartire il giradischi e venni subito rincuorato dal suono vellutato di un sax. Non m’importava poi tanto,che fine avrei fatto. Magari sarei finito sotto un ponte. Forse Elisa o Jessica o Tara o Juditte o Monica o qualcun’altra di cui non ricordavo il nome mi avrebbe ospitato. Forse avrei ripreso a dipingere,le cose sarebbero andate meglio. Ma cosa mi importava? A che potevo aspirare? Vendere i miei due o tre quadri al mese che mi bastavano a stento per pagare l’affitto? Ero proprio fortunato per quel che riguardava il cibo : Juditte era proprietaria di un bed and breakfast e ogni tanto Marcus si faceva avanti per pagarmi qualcosa da mangiare. Avevo sempre lo stesso guardaroba,compravo cd e libri al mercatino dell’usato. La mia vita era un labirinto ed il massimo a cui potevo aspirare era un vicolo cieco. Ma quel quadro era davvero bello. Perché erano tutti convinti che lo avessi dipinto io? Non me ne ricordavo assolutamente. Non era un mio quadro,ne ero quasi certo. Neanche dopo aver bevuto tutto il whiskey del mondo avrei tirato fuori qualcosa del genere. Eppure forse avrei potuto venderlo per una bella somma,era fantastico. Anche quel giorno non avrei fatto nulla,potevo solo aspettare la mattina successiva. Una vita senza aspirazione alcuna. Senza obbiettivi,senza talento.Una vita senza gioie né dolori e non ricordavo da quanto avessi iniziato a vivere in quel modo. Andavo avanti,per inerzia. Non avevo altra scelta. Possedevo solo quel quadro,lì in salotto. Ma qualcuno lo avrebbe comprato? Qualcuno avrebbe davvero creduto che fosse stato dipinto da me? Dipinto da me o dipinto da un altro,alla signora Mulligan non sarebbe importato nulla. Lei voleva l’affitto,io dovevo pagarlo. Era poi un così grave peccato spacciare quel quadro per mio? Ero troppo assonnato per capire quale fosse la scelta giusta da fare. Avrei chiamato Marcus e avrei piazzato quel quadro. Avevo bisogno di un tetto almeno per un altro mese,poi sarei andato a morire sotto qualche ponte. Il tempo di prepararsi psicologicamente,sapete. Non scherzo,non mi importava niente di un futuro. Quelli come me non ne avevano uno,il loro tempo (che si fosse trattato di precedente o antecedente) era solo composto da un mucchio di cazzate. Ed,in quel caso,da un bel quadro.

Storia di Salvatore Vivenzio.

Damned Art

Umore Piovano – Damned Art

Pubblicato: febbraio 22, 2014 in Staff

Rain

Nulla di meglio per farsi compagnia in questi tristi giorni di pioggia. Poesia di Jack Ferrari,racconto in tre parti di Frank Stampati. Io ci ho messo quattro stronzate,quindi non rischiate. Gettatevi tra le gocce,fatevi inzuppare,ne vale la pena.                                                                                                    

Buona lettura,il vostro affezionatissimo :

Salvatore Vivenzio.

Il link per scaricare qui : http://www.mediafire.com/download/4ibzpkvzbnzloez/Umore+Piovano+-+%40DamnedArt.pdf .

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A Valentine’s Day As the Other – Damned Art

Pubblicato: febbraio 15, 2014 in Staff

Coperta

Salve lettori abituali,nuovi,occasionali,vecchi. Salve ad ogni fottuta persona che ha premuto su quel link.Questa è solo un’altra opera a tema,l’ennesima. La copertina è stata disegnata dal collaboratore sempre pronto Filippo Alaa Eddin che è riuscito ad interpretare alla perfezione una mia idea fissa. I versi sono del nostro Giacomo Ferrari,la prima storia è di Andrea De Remigis (per me sempre una sicurezza,per voi nuovo) mentre la seconda storia (che tanto storia non è,quanto più una cronaca,una confessione) è del sempre fedelmente vostro Salvatore Vivenzio. La vignetta in chiusura è un’esclusiva di Etto Basciano. Avevamo promesso di ritornare dopo la pausa,più forti di prima,e lo abbiamo fatto. Non solo con le opere a tema,infatti a breve abbiamo due/tre colpi da sparare,già pronti,già in canna. Ma per questo ‘quattordici zero due’ siamo davvero amorevoli,anche se ognuno di noi interpreta l’amore in modo diverso,come potrete vedere. Buona lettura. Tenete gli occhi aperti,la notte è tornata insieme ai dannati.

Il link per scaricare : http://www.mediafire.com/download/deu8u642naxxtus/A+Valentine%27s+Day+As+The+Other+-+%40DamnedArt.pdf#39;s_Day_As_The_Other_-_@DamnedArt.pdf .

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Oggi ho fatto una cosa complicata ma molto bella e questa cosa mi ha spinto a tirarne fuori un’altra. Per la prima ho dovuto rimettere mano ai programmi di grafica che non usavo da un po’,infatti abbiamo creato un video per Radioactive (non volevo anticiparlo,ma vi voglio bene in fondo) che se uscirà come dovrebbe,sarà davvero figo e rappresentativo.  Allora,girovagando tra le labirintiche cartelle di documenti di questo Pc fottuto ho ritrovato dei vecchi disegni che il mio amico e disegnatore Filippo aveva fatto basandosi sulle mie prime opere. Due riguardano la prima storia che ho proposto al pubblico (e spero qualcuno la ricordi,anche se era una brutta fiaba per bambini) intitolata “Gioco di Ombre” mentre le altre due sono basate su di una storia che voi non potete conoscere,parla di un matematico che impazzisce. Mi piaceva,penso che potrei proporvela,a breve.Ma stiamo per completare la nostra storia epistolare (Gennaio sarà un mese pieno,giuro),quindi per ora godetevi la reinterpretazione dei disegni di Filippo Alaa Eddin,che mi sono limitato a modificare per renderli ancor più psichedelici di quanto non fossero. Oh,come al solito,vi proponiamo Arte. Buona visione!

Charlie & Olivia (Di Filippo Alaa Eddin – mod. by. sv. – da Gioco di Ombre) :

Charlie&Olivia By Filippo Alaa Eddin

 

Charlie & Ombra (Di Filippo Alaa Eddin – mod. by. sv. – da Gioco di Ombre) :

Charlie&Ombra By Filippo Alaa Eddin

 

Olly On Fire (Di Filippo Alaa Eddin – mod. by. sv. – da Olly The Number) :

olly 3

 

Olly The Number (Di Filippo Alaa Eddin – mod. by. sv. – da Olly The Number) :

Olly

 

Damned Art | Filippo Alaa Eddin | Salvatore Vivenzio

 

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Salve a tutti,

Oggi (purtroppo per qualcuno,finalmente per altri) Damned Art torna a bussare. Un solo rintocco,il mio questa volta. Il nome lo potete leggere nel titolo,qualcuno di voi mi conosce. Perchè ho accelerato i tempi invece di aspettare i miei compagni? Perchè avevo bisogno di parlarvi e questo è l’unico modo che conosco. Apro un mio ciclo per Damned Art,le “storie semifinite”. Questo racconto è particolare,è una sfida con me stesso ma non voglio allungare troppo il brodo. E’ scritto tutto nell’intro,come al solito. Cambiano blog,passano mesi,cambiano i formati,cambia tutto eppure non cambia niente. Perchè a scrivere,dietro acronimi e stronzate varie,sono sempre io. Un saluto a tutti quelli che serpenteggiano con le lingue avvelenate,noi siamo sempre qui. Ed un grazie infinito a tutti quelli che mi seguono dai tempi di ‘Slaid’.

Ecco il link per scaricare “Mors tua,vita mea” : http://www.mediafire.com/download/vlgrm0wls8l7u55/Mors+Tua%2CVita+Mea+scritto+da+Salvatore+Vivenzio..pdf

Godetevi questa storia breve,godetevi le vacanze,godetevi la vita. Un affettuoso saluto dal vostro umile scribacchino.

Salvatore Vivenzio | Damned Art

simbolo 2Mors Tua Vita Mea Cover